mercoledì 13 giugno 2012

DAL CONSIGLIERE FABIO VILLA

AL SIG. SINDACO
 DEL COMUNE DI VILLA D’ADDA CARSANIGA ADELVALDA    

OGGETTO:  INTERROGAZIONE SULLE SOLUZIONI DEL PROBLEMA ACQUA ​​ ROSSA
    Considerata la ciclicità con cui si manifesta la presenza di acqua rossa nei rubinetti dei residenti di Villa d’Adda, ​​​​​si chiede quali decisioni la Giunta Comunale ha preso in merito alla ricerca delle cause del fenomeno e alla soluzione del disservizio per i cittadini. Si chiede se si è proposto all’Ente Gestore un eventuale rimborso delle bollette acqua ai cittadini danneggiati e una partecipazione alle spese per rinnovare tubature, filtri e caldaie. Si chiede che l’interrogazione sia inserita nell’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale.  

Villa d’Adda 11.6.2012​​​

 Fabio Villa ​​​​​​​Consigliere gruppo Ela

martedì 12 giugno 2012

DAL CAPOGRUPPO ANTONIO POSA

Mozione per il prossimo Consiglio Comunale
al  SINDACO
     SEGRETARIO COMUNALE
Martedì 12 Giugno 2012 9:31

Accoglimento in sede di autotutela della richiesta da parte della regione Lombardia di ricondurre il PGT nella legalità “
Premesso che la regione lombardia nella raccomandata del 30/3/2012 ( prot 2968 ) a titolo collaborativo ci invita “ a voler considerare gli aspetti di criticità illustrati , assumendo i relativi provvedimenti in via di autotutela al fine di ricondurre, laddove evidenziato , la fattispecie nella legalità “
Premesso che l’attuale amministrazione ha provveduto alla riapertura della procedura VAS ed alla pubblicazione di tutti gli atti sul sito comunale e sul sito informativo regionale SIVAS
Si IMPEGNA il presente Consiglio Comunale , in sede di autotutela , a recepire le indicazioni di predetta lettera ed a verificare che nella parte finale dell’iter di approvazione del PGT vengano rispettate le norme previste ( a tal scopo si chiede agli assessori Competenti di aggiornare periodicamente il Consiglio in tal senso )
Antonio Posa per il Gruppo consiliare El@

lunedì 11 giugno 2012

INTERRROGAZIONI DEL CONSIGLIERE GIAN FRANCO CATTENAEO







Al Sindaco di Villa d’Adda                                   

 Interrogazione da iscrivere all’o.d.g. del prossimo consiglio comunale a proposito della via Messo 

 Il Sottoscritto, con la presente chiede:

 - Perché non viene asfaltato l’ultimo tratto della via in oggetto e non vengono posate le caditoie per la raccolta delle acque.

- Perché non viene messa in funzione l’illuminazione lungo la restante via Messo , nel parcheggio e nella strada all’interno del PL ( opere che andavano eseguite prima del rilascio dell’abitabilità).

 - Per qual motivo la società Linea Servizi non ritira i rifiuti nella via, obbligando i residenti a portarla distante dal confine delle loro proprietà.

- Chi provvede alla manutenzione delle aree verdi ( sfalci dell’erba n.6 e potatura piante n.1 annue ) che sono previste dalla convenzione e sono a carico della P.A. .

 Villa d’Adda 12 giugno 2012

 Il consigliere Franco Cattaneo


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Al Sindaco di Villa d’Adda                                  

 Interrogazione da iscrivere all’o.d.g. del prossimo consiglio comunale a proposito della Pro Loco

Il Sottoscritto, con la presente chiede:
 Che rapporto esiste tra l’amministrazione comunale e l’attuale Pro Loco.

Villa d’Adda 12 giugno 2012

Il consigliere Franco Cattaneo

DA UN LETTORE

Il lettore M. F. ci ha inviato :

Ciao,
Vi invio alcune foto fatte alla "megarotonda" di Volpino. (Come vedete era da un po che le avevo ma non riuscivo a scaricarle dal cell).
Vi invio anche alcuni cartelli affissi in comune. Ieri sera ho controllato sul sito del comune gli orari di apertura dell'ufficio tecnico e se c'era qualche avviso di chiusura, nessun avviso. Questa mattina arrivato al secondo piano, davanti alla porta dell'ufficio tecnico ecco il foglio "comune1" CHIUSO!!!!!!. La cosa che fa girare è che sono stato anche a casa dal lavoro per poter andare...
Se riuscite, almeno voi fate sapere ai cittadini che l'ufficio della polizia municipale è chiuso il giorno 11 .

Ciao, grazie
M.... F......




INTERROGAZIONE DEL CAPOGRUPPO ANTONIO POSA.


 







Villa d’Adda, 18 aprile 2012





                                                                                                          Al sig. Sindaco del Comune di

                                                                                                                   Villa d’Adda









Oggetto: Interrogazione.



Egr. sig. Sindaco,





  • questa Amministrazione Comunale, nell’ottobre 2007, ha inaugurato l’ampliamento del Comune e la realizzazione dei box interrati per il ricovero dei mezzi comunali;
  • nel giardino sovrastante, per garantire l’aeroilluminazione dei locali sottostanti, sono stati realizzati alcuni grigliati per i quali è previsto nel progetto la copertura in materiale plastico al fine di evitare l’entrata dell’acqua. Esempio di ciò si rileva nella sala  consigliare;
  • la mancata copertura delle griglie non offre alcuna protezione ai locali sottostanti in caso di pioggia, che, a causa della discreta superficie delle aperture, si presume cada copiosamente all’interno del garage, rendendo di fatto inutilizzabili gli spazi per il deposito delle attrezzature e la manutenzione delle stesse.




Alla luce di quanto sopra esposto si chiede di sapere se l’Amministrazione Comunale ha acquistato le protezioni e, se sì, a quanto ammonta il costo ed i motivi per i quali non vengono usate.






Se si intende porre rimedio a quello che apparentemente pare un controsenso: avere dei locali dedicati al ricovero delle attrezzature e box per il ricovero dei mezzi comunali , di fatto parzialmente utilizzabili


Perchè se nel progetto approvato erano previste le coperture non si è provveduto in tal senso ?






Antonio Posa

VIVERE VILLA D'ADDA.




GIOCHI DI FINE ANNO SCOLASTICO.

Tutti in campo col «roverino»
Un gioco tipico degli scoutLunedì 11 Giugno 2012

L'ECO DI BERGAMO,11 maggio 2012

La scuola è finita e le vacanze, perlomeno per gli studenti che non dovranno affrontare la maturità, sono già nell'aria. Un clima di relax che si respirava in tutte le sue forme ieri, alla festa «Ora è tempo per noi» organizzata al Lazzaretto dalla Consulta studentesca provinciale. Ragazzi che giocavano a carte – dalla classica scala quaranta a «uno» –, qualcuno anche con l'aquilone, altri intenti ad ascoltare la musica chiacchierando del più e del meno, altri ancora cercavano di prendere i (pochi) spiragli di sole sdraiati sul prato del Lazzaretto. I ragazzi erano perlopiù intenti a giocare ai tornei di calcio, basket e, novità, roverino. Quest'ultimo è un gioco che trova le sue origini nel mondo degli scout. Il roverino è infatti un cerchio di corda intrecciata – spesso per praticità sostituito da un tubo di gomma ripiegato a cerchio – dal quale prende il nome il gioco. Ma in cosa consiste? Alcuni lo paragonano alla pallamano, altri al rugby. Uno sport che si pratica solitamente all'aperto e il cui scopo è quello di fare più punti possibili mandando il roverino in porta agli avversari. Chi prende in mano il roverino può fare solo due passi tenendolo in mano, al terzo deve lanciarlo. I passaggi devono essere effettuati solo con le mani e verso qualsiasi componente della propria squadra, tranne il portiere. Il roverino non può essere passato di mano in mano ma deve essere lanciato.

domenica 10 giugno 2012

ARTISTI BERGAMASCHI.

Bramantino
il bergamasco
che sfidò Leonardo


da L'ECO DI BERGAMO,10/6/2012

Al Castello Sforzesco una mostra monografica
Il grande pittore del Rinascimento lombardo
incominciò come apprendista di un orafo

Sabrina Penteriani

Bartolomeo Suardi ce lo immaginiamo da ragazzo andar via da Bergamo in cerca di fortuna: un emigrante del Rinascimento. A quindici anni, orfano di padre, poverissimo, non lo chiamavano ancora Bramantino, soprannome che si è guadagnato elaborando in forme lombarde la monumentalità del Bramante, uno dei suoi maestri, e nessuno indovinava in lui un artista (pittore e fine architetto) destinato ad essere ricordato tra i grandi del suo tempo.
Nato nel 1465, era figlio di Alberto Suardi e di Petrina da Subiate: un bergamasco, una scoperta che gli studiosi hanno fatto da tempo, ma che è tornata ora alla luce grazie alla mostra «Bramantino a Milano» al Castello Sforzesco, che riaccende i riflettori su di lui: una trentina di opere radunate da tutta la città (Pinacoteca Ambrosiana, Brera, istituzioni pubbliche e private) sono lì a mostrare un percorso pittorico eccezionale. L'esposizione, nella Sala del Tesoro e nella Sala della Balla, aperta fino al 25 settembre, ingresso gratuito, sta già raccogliendo migliaia di visitatori, incantati dal gigantesco murale dipinto per Ludovico il Moro con Argo, guardiano posto a vegliare le ricchezze del tesoro sforzesco, e dai magnifici arazzi trivulziani con i mesi. Ma solo pochi, tra loro, conoscono la storia di questo pittore e i suoi inizi difficili in provincia. «Genio del Rinascimento lombardo – come lo definisce Giovanni Agosti, curatore della mostra con Marco Tanzi e Jacopo Stoppa – capace di affrontare Leonardo a viso aperto», è ancora poco noto al pubblico, e questa è la prima monografica che Milano gli dedica. Coraggioso e intraprendente Bramantino lo era senz'altro. A quindici anni la madre lo aveva messo a bottega: «Sappiamo da un documento del 1480 - racconta Marco Tanzi - che già in quell'anno si trovava a Milano come apprendista di un orafo, Francesco De Caseris, ed è chiamato “Bartolomeo de' Suardis de Pergamo”. La sua storia si lega a quella tradizione di pittori della Bergamasca che si trasferiscono nel capoluogo, come Butinone o Zenale, padri e maestri del Bramantino». Proprio nel polittico realizzato da Zenale e Butinone per la basilica di Treviglio, intitolata a San Martino, alcuni studiosi hanno individuato i primi segni della presenza del giovane Bartolomeo, che ben presto abbandona l'oreficeria per la pittura, anche se quell'esperienza lascia il segno: «Aveva una grande pratica – prosegue Tanzi – per le cose minute, le finezze, come si vede nelle sue prime opere, per esempio nell' Adorazione dell'Ambrosiana». Tempo dopo Bramantino riallaccia un legame con Bergamo, grazie a una commissione importante: «Il fatto è noto – sottolinea Jacopo Stoppa – dall'indicazione del patrizio veneziano Marcantonio Michiel: Bramantino realizza, intorno al 1510, con Bernardo Zenale, Troso da Monza e altri pittori i cartoni per le tarsie del coro della chiesa di Santo Stefano e Domenico a Bergamo, su commissione di Alessandro Martinengo Colleoni, parente del Magno Trivulzio. Le realizza il celebre Fra Damiano Zambelli. Sono nella chiesa di San Bartolomeo».
Purtroppo, spiega Tanzi, i cartoni sono andati persi, ma il legame resta: «Bergamo – osserva – è stata studiata da sempre come una città sotto l'influsso artistico di Venezia nel Rinascimento, mentre subisce anche un'influenza milanese forte». Sono molti i pittori bergamaschi a Milano, dove c'erano più opportunità: «Oltre a Zenale e Butinone – racconta Stoppa – ci sarà Caravaggio». A un certo punto la strada di Bramantino si incrocia con quella di un illustre bergamasco d'adozione, Lorenzo Lotto: «Lotto – racconta Stoppa – è a Roma e lavora in Vaticano quando Bramantino è impegnato in quella che diventerà la stanza di Eliodoro, dove resta nella chiave di volta una figura monocroma realizzata da lui o dalla sua bottega. Forse si sono incontrati lì. I rapporti pittorici fra i due, e l'influenza di Bramantino sulla pittura veneta, meriterebbero una mostra a parte». Proprio l'attribuzione certa della figura nella stanza di Eliodoro a Bramantino è – chiarisce Tanzi – «una delle scoperte fatte nella preparazione di questa mostra». Dai 70 documenti che si conoscevano si è arrivati ora a quasi trecento e ne dà conto il catalogo (Officina libraria). Sono state raccolte al Castello Sforzesco le opere milanesi di Bramantino che si potevano spostare: «Volevamo dimostrare – commenta Tanzi – che anche in tempi di crisi si può realizzare un'iniziativa di qualità. E quanti si accorgeranno per la prima volta di questo pittore».



LE REGOLE SONO SEMPRE UGUALI PER TUTTI?


L'ECO DI BERGAMO ,10/6/2012

Il magico mondo
di Berlusconi
e la realtà
degli italiani

Egregio direttore,
salto tutti i preamboli che indicano che da oltre 45 anni io e la mia famiglia siamo affezionati vostri lettori, io in particolare, a volte in modo «critico» nei vostri confronti, ma ci sta: non si può sempre e comunque essere d'accordo su tutto.
Gradirei conoscere il suo pensiero su un caso d'attualità che denota il grande malcostume italiano ad ogni livello. Vengo al dunque: mesi fa appena andato al potere il governo Monti, una delle prime cose fatte era che tutti, pensionati compresi dovessero essere dotati di conto corrente bancario/postale onde poter monitorare e rintracciare tutti i movimenti, la stessa cosa dicasi per le carte pre-pagate non superiori a 1.000 euro. È notizia recente che l'esimio Berlusconi, ex presidente del Consiglio faceva ritirare in banca ogni qualvolta doveva effettuare i propri festini ad Arcore, la modica somma di 150.000 euro tassativamente in contanti: mi spiega come mai tutto ciò era fattibile? Non c'erano per lui le norme che valgono per gli altri? Ma lo sa certamente quante ipotesi di reato erano ricorrenti in questa azione?
Il fisco, l'Agenzia delle entrate non chiedevano dove andavano quei soldi? E le norme sul riciclaggio? Sull'antimafia? Tutto tace, nessuno dice nulla tanto quella persona con i soldi che possiede compra tutto, basta poi vedere che ha più processi in corso che capelli in testa e noi poveri mortali che non si arriva a fine mese dobbiamo stare attenti a come si cammina e dove si mettono i piedi per non incorrere in reati: pazzesco!
Sempre riferito a quel personaggio, il suo cassiere ha indicato in 20 milioni di euro i soldi ritirati in banca nell'arco di qualche anno sempre allo stesso modo e per i fini che conosciamo: la rabbia e il disgusto onesto di qualsiasi italiano lo faccio anche mio.
Per ultimo, la farsa o comica finale: Berlusconi vuol fare in modo di cambiare il sistema per l'elezione del presidente della Repubblica perché è una poltrona a cui ambisce: in tal modo, essendo la prima carica italiana, diventerebbe intoccabile e automaticamente verrebbero fermati i processi che ha in corso! Che vergogna. Mi piacerebbe conoscere il suo pensiero.
Lettera firmata

Gentile lettore,
Berlusconi continua a vivere in un magico mondo fatto di feste, pioggia di bigliettoni e richieste ad personam. Comincia a venirmi il sospetto che nonostante i trionfi elettorali (che ci sono stati e nessuno può ridimensionarli) non abbia mai pensato di rappresentare la realtà e le aspirazioni del Paese, ma soltanto le sue. Con il risultato - mentre le sue cortigiane si travestivano da Boccassini - di averci consegnato praticamente nudi alla più devastante crisi economica degli ultimi 50 anni. Il resto è Monti.


Gi. Gan.

giovedì 7 giugno 2012

Il lettore R.R. scrive:

"Vorrei porre una domanda che sicuramente porrete al nostro caro sindaco:
come mai tutti i comuni limitrofi a Villa d'Adda ,in occasione della cara IMU ,possono darti il valore di mercato al 1 gennaio 2012 per i terreni, agricoli o edificabili che essi siano,mentre il nostro comune no?
Forse perchè pensa di applicare sanzioni in futuro perchè valutati meno?
Mettiamo una pietra molto grossa sopra all'ufficio tributi ,aperto, ferie permettendo,quando vai per chiedere aiuto,;
risposta:si rivolga ad un geometra!
grazie e arrivederci.............................."

LA DISSOLVENZA DELLA CASTA.

LA STAMPA,7/6/2012


Lavorano tutti per Grillo, ormai. Per Grillo o per qualcosa di molto peggio, perché dopo giornate come quella di ieri risulta ancora più difficile (anche se indispensabile) separare la politica da «questa» politica e la democrazia da «questi» partiti. Cominciamo dalla Regione Lombardia, dove non è passata la mozione di sfiducia contro il presidente Formigoni. L’esito era abbastanza prevedibile, avendo il centrodestra la maggioranza in Consiglio. Quel che non era prevedibile neanche in una gag di Crozza o in un incubo di Bersani era che al momento del voto il primo firmatario della mozione contro gli yacht di Formigoni fosse assente perché impegnato a prendere il sole su una spiaggia greca. Si chiama Luca Gaffuri, un cognome che è già un indizio.

Hanno fatto apposta a mettere la mozione ai voti mentre ero in vacanza, si è difeso maldestramente il gaffeur, capogruppo del Partito democratico. E sì che ne avrebbe avuto di tempo per esplorare la Grecia: in yacht, in motoscafo e persino in gommone. Ad aprile il Consiglio regionale lombardo, stremato dagli straordinari della Minetti e del Trota, si era infatti autoelargito un ponte di tre settimane.

Al Senato di Roma, intanto, andava in scena il salvataggio del molto onorevole senatore Sergio De Gregorio, già fondatore dell’associazione Italiani nel Mondo (poveri italiani, ma soprattutto povero mondo), imputato di bazzecole quali associazione a delinquere, truffa e false fatturazioni per 23 milioni di euro (tutti soldi nostri, tranquilli) nell’inchiesta sui fondi pubblici versati al cosiddetto giornale «Avanti!» di Valter Lavitola. I giudici avevano chiesto l’arresto di De Gregorio e la giunta per le immunità, schiacciata dall’evidenza dei fatti, si era dichiarata per una volta d’accordo. Ma nel segreto dell’urna centosessantanove senatori hanno votato contro il trasferimento in carcere del sant’uomo. I berluscones sodali suoi, certamente. Ma anche altri che a parole lo avevano criticato. Chi? Si sospetta di qualche leghista, di qualche terzopolista e persino di qualche democratico smanioso di ricambiare certi favori fatti in passato (ricordate il salvataggio di Tedesco?) o fattibili in futuro: incombe il verdetto del Parlamento sul transito alle patrie galere di un altro specchiato galantuomo, il tesoriere Lusi.

Sulla torta quotidiana della Casta mancava soltanto la ciliegiona e a metterla sono stati i pasticcieri dei tre partiti maggiori, che hanno colto l’occasione delle nomine delle Autorità (Comunicazioni e Privacy) per dare vita a una famelica e scientifica spartizione di posti. L’aspetto insopportabilmente ipocrita della faccenda è che per darsi un tono i partiti avevano sollecitato l’invio dei «curricula» di alcuni fra i giuristi più prestigiosi, Zagrebelsky su tutti. Naturalmente nessuno li ha presi in considerazione. Ne hanno fatto carta da cesso, ha sintetizzato Di Pietro con la consueta brutalità, supponendo ottimisticamente che li avessero almeno srotolati. Più probabile invece che giacciano intonsi in qualche cassetto. I nomi giusti erano già stati scelti dai capibastone nelle segrete stanze. Alle Comunicazioni vanno amici fidati e benissimo pagati, che entro sessanta giorni dovranno decidere se assegnare gratuitamente o meno le frequenze televisive a chi li ha nominati. Mentre a occuparsi di privacy arrivano la moglie di Bruno Vespa e il democratico Antonello Soro, politico serio e perbene, ma la cui competenza in materia di informazione e informatica risulta assai opinabile, trattandosi di un medico specializzato in dermatologia.

Chissà perché fanno così. Forse pensano che i cittadini siano stupidi e che a tenerli buoni basti il taglio ipotetico di qualche auto blu, mentre loro vanno avanti ad autoassolversi e lottizzare. Ma è più probabile che non possano fare altrimenti e che, con l’avvicinarsi del giudizio elettorale, la paura si associ al menefreghismo nell’ispirare comportamenti suicidi. Quello a cui stiamo assistendo impotenti è il «cupio dissolvi» di una generazione politica.

L'ANALISI.

De Gregorio e authority
Gli autogol dei partiti

L'ECO DI BERGAMO,Giovedì 07 Giugno 2012

La scarsa considerazione di cui gode la classe politica e parlamentare presso l'elettorato ieri probabilmente si è rafforzata nelle sue ragioni. Il caso De Gregorio e le nomine alle autorità di garanzia infatti sono andate in controtendenza con ciò che ci si aspetta dalla cosiddetta, odiata e inamovibile «Casta».
Sul caso De Gregorio, innanzitutto. Il senatore, eletto nell'Italia dei valori, fulmineamente passato col centrodestra ad inizio legislatura, coinvolto in una serie di faccende poco chiare e da ultimo nei maneggi del faccendiere Lavitola, secondo i magistrati dovrebbe essere assicurato alle patrie galere. Anche la Giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere la pensa così, tant'è che il sì all'arresto è stato il verdetto emesso prima del voto dell'aula. Ma proprio in aula, sorpresa!, De Gregorio ha salvato le piume: i senatori, avendo evidentemente trovato nell'iniziativa della magistratura un «fumus persecutionis» nei confronti del loro collega, hanno negato l'autorizzazione all'arresto.
Al di là delle posizioni ufficiali – centrosinistra favorevole alle manette, centrodestra contro – ci deve essere stato qualche commercio sotterraneo. Difficile che il pensiero non vada alla data del 12 giugno quando si dovrà votare l'arresto dell'ex democratico Lusi, già tesoriere della Margherita, di cui tanto si è parlato negli ultimi mesi. E difficile non pensare a qualche scambio sottobanco.
Può darsi che il Parlamento faccia bene a negare il permesso di arresto alla magistratura, intendiamoci. E non tutto si deve fare solo per compiacere la piazza (che poi oggi significa Grillo e il suo popolo «indignato»). Però non c'è dubbio che salvare oggi De Gregorio e tra qualche giorno Lusi sarà interpretato nei bar e nelle case di tutta Italia in un solo modo, semplice e banale: tra cani non si mordono. Una palata a favore del qualunquismo e dunque del grillismo (oggi dato al 20% del favore elettorale).
Altra questione. Le votazioni sulle autorità di garanzia (Comunicazioni e Privacy). I membri delle authority (sette anni in carica a 250 mila euro annue più fringe benefit vari) sono eletti per metà dalla Camera e per metà dal Senato. Come possano essere indipendenti, è abbastanza difficile da capire: sono comunque frutto di un compromesso. Il problema è che tipo di compromesso si fa: o si sceglie un illustre esperto al di sopra delle parti che sappia dire qualcosa sulla materia in questione, oppure si va scegliere l'ex capogruppo trombato, la consigliera Rai in scadenza, la celebre moglie del celeberrimo giornalista tv.
Così i partiti hanno fatto, compreso il Partito democratico che pure da tanto tempo va dicendo che mai e poi mai parteciperà a manovre lottizzatorie proprio di questo tipo, per esempio sul consiglio di amministrazione della Rai già scaduto dove anzi minaccia di disertare le votazioni. Come si vede, una dolorosa contraddizione su cui sono saltati a piè pari Di Pietro e Vendola (e diversi democratici dissidenti come Arturo Parisi) che hanno protestato e preso ancor di più le distanze dal partito di Bersani.
Il presidente del Senato Schifani in una lettera, per certi versi clamorosa, ha chiesto a Berlusconi di fare una «operazione verità» che risponda alle attese di un «elettorato frastornato». Frastornato è la parola giusta ma ha un carattere generale, che va al di là dei confini di un partito.


Andrea Ferrari