lunedì 31 dicembre 2012

LA QUALITA' DELLA VITA IN ITALIA.

 A Bergamo si vive bene.
Siamo primi in Lombardia!



La nostra provincia balza all'11° posto della classifica italiana
In controtendenza nel rapporto nazionale di «ItaliaOggi»


Diana Noris
Con il passare degli anni Bergamo diventa una provincia sempre più vivibile. Nella classifica stilata da ItaliaOggi con l'Università La Sapienza di Roma nel «Rapporto sulla Qualità della vita in Italia 2012» - pubblicato oggi - Bergamo guadagna ben sei posizioni, passando dal 17° posto dello scorso anno (addirittura 27° nel 2010) all'11°, a un pelo dalla top ten capeggiata per il terzo anno consecutivo dalla provincia autonoma di Trento.
La posizione
Ma si tratta comunque di una buona posizione considerando il numero totale delle province a confronto: ben 103. Un altro dato positivo, che elegge Bergamo e provincia dall'alto grado di vivibilità, il primato regionale, con il sorpasso su Mantova, che rispetto all'anno scorso perde 9 posizioni (dal 4° al 13° posto). Tra tutte le province lombarde, Bergamo risulta la più avanti rispetto alla classifica nazionale: Sondrio è seconda alla provincia bergamasca con un 15° posto sulle 103 province analizzate, mentre Brescia è terza con un 23° posto. A seguire Lecco (26° posto), Como (29°), Varese (36°) e Cremona (42°). La tendenza regionale è al peggioramento: scendono nella classifica Varese (lo scorso anno era al 27° posto), Como (era al 26°), Cremona (era al 32°) e Lecco (23°).
Migliorano tre province
Rispetto ai dati del rapporto riferiti al 2011, insieme a Bergamo migliorano solo la provincia di Brescia (era al 29° posto) e Sondrio (era al 19°). La qualità della vita migliora anche nel capoluogo lombardo: la gran Milan sale dal 46° posto al 39°. Bergamo, insieme alle poche città lombarde che salgono la classifica, fa registrare un dato in netta controtendenza rispetto al quadro nazionale. Con il Rapporto 2012 si registra infatti il peggior risultato dalla prima edizione dell'indagine: le province dove la qualità della vita è risultata scarsa o insufficiente sono salite a 61. Già lo scorso anno era stato registrato un calo, ma i dati del Rapporto sul 2012 descrivono una situazione che va peggiorando: le province nelle quali la qualità della vita è risultata buona o accettabile sono 42, mentre lo scorso anno erano 45.
Dando uno sguardo generale al Belpaese, le province in cui la qualità della vita è considerata tra «scarsa o insufficiente» (61) superano quelle dove il livello è considerato «buono o accettabile» (42). E se scattassimo un'istantanea allo stivale, vedremmo una situazione che segue la geografia del Paese: scendendo dalla cima al tacco c'è un forte peggioramento, con le città del nord a condurre la classifica.
I livelli più bassi
I livelli più bassi di qualità della vita si registrano in particolare nelle province dell'Italia del sud, ma anche nelle Isole: agli ultimi posti c'è Messina (quart'ultima), Crotone (terz'ultima) e Napoli (penultima). Ma non mancano le eccezioni: ultima in classifica la provincia ligure di Imperia (al 103° posto) e poco più in su Genova (92°). In Italia centrale troviamo buona parte delle province che si assestano tra il fondo e metà classifica: Rieti (70° posto), Matera (69°), Chieti (68°) e Teramo (61°). In cima alla classifica le città del nord, con Trento al primo posto, Bolzano al secondo e Belluno al terzo. A seguire Verona, Vicenza, Reggio Emilia, Udine, Parma, Treviso e Pordenone. Anche le grandi città del nord migliorano la propria posizione, con Torino che sale di un punto, al 46° posto e Milano che recupera 7 posti, dal 46 al 39. Diversa la situazione per Roma che scende di 11 posizioni (62° posto). La tendenza generale evidenziata nello studio è in negativo, con «un nordovest vulnerabile, sud e isole che confermano problemi strutturali e un livello medio di qualità della vita insufficiente e che non accenna a migliorare nelle regioni del sud».

l'eco di bergamo,31.12.2012

domenica 30 dicembre 2012

VILLA D'ADDA.

DAL SITO DEL COMUNE

Convocazione Consiglio Comunale

29/12/2012

Si avvisa la cittadinanza che la prima Convocazione del Cosiglio Comunale si terrà sabato 5 Gennaio 2013 alle ore 15:00, presso la sala consigliare.
Per maggiori informazioni scaricate il documento associato.



Documenti associati

COMUNE DI VILLA D’ADDA
Provincia di Bergamo
UFFICIO SEGRETERIA
Prot. n.11068 Villa d’Adda, 29 dicembre 2012
A norma di quanto prescrivono gli art. 125 e 127 del T.U.L.C.P. 4 febbraio 1915 n. 148
coordinati agli art. 38 e 39 del D. Lgs. 18 agosto 2000 n. 267 e art. 32 dello Statuto la invito ad
intervenire alla seduta straordinaria di prima convocazione del Consiglio Comunale che si terrà
presso la sala consigliare il giorno:
SABATO 5 GENNAIO 2013 ORE 15.00
1. PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO (P.G.T.).
ESAME OSSERVAZIONI E APPROVAZIONE DEFINITIVA.
Distinti saluti . Il Sindaco
Carsaniga Adelvalda

VILLA D'ADDA.

DAL SITO DEL COMUNE

Assegnazione orti Comunali

Assegnazione orti Comunali
28/12/2012

Si informano i sigg. cittadini che l’Amministrazione comunale di Villa d'Adda, in esecuzione del regolamento per la gestione degli orti comunali approvato con deliberazione Consiglio Comunale n.22 del 30.03.12, deve provvedere all’assegnazione degli orti liberi, siti in via Cornella.
I cittadini interessati dovranno presentare le domande, redatte su apposita modulistica, all’Ufficio Protocollo del Comune di Villa d'Adda, via del Borgo n.1, a partire dal 01 gennaio 2013 ed entro le ore 12.00 del 28 febbraio 2013.
Per maggiori informazioni scaricate il documento associato.

CHOPIN SI FA ONORE!

CHOPIN SARA' PRESENTE ALL'EVENTO OFFRENDO L'ALLESTIMENTO FLOREALE

FESTE DI NATALE

Complimenti alla Cooperativa Chopin!

NOVITA' PER IL PROSSIMO ANNO SCOLASTICO.

Istituto tecnologico al «Betty Ambiveri»


Presezzo
La scuola «Betty Ambiveri» di Presezzo arrichisce l'offerta formativa: dal prossimo anno scolastico (2013-2014) agli attuali corsi di studio andrà infatti ad aggiungersi anche l'Istituto tecnico tecnologico (Itt), con i corsi di meccanica e meccatronica.
La Giunta provinciale ha autorizzato l'apertura di questo nuovo indirizzo nel polo scolastico di Presezzo. Gli studenti dell'Isola, già dal prossimo anno, potranno iscriversi al nuovo percorso: ciò comporterà indubbi vantaggi in termini di tempo e costi di trasporto, e arricchirà le possibilità di scelta dei ragazzi che attualmente frequentano il terzo anno delle medie. L'indirizzo scolastico nuovo è stato voluto dalla Provincia in coerenza con il programma di decentramento sul territorio delle sedi scolastiche, ed è stato sostenuto dal dirigente dell'istituto Salvatore Spadaro e dal collegio dei docenti.
La scuola attualmente comprende l'indirizzo quinquennale di manutenzione e assistenza tecnica e i percorsi triennali di operatore elettrico e meccanico; l'indirizzo quinquennale servizi commerciali e i percorsi triennali di operatore servizi promozione e accoglienza e amministrativa segretariale, il liceo delle scienze umane e il liceo linguistico. Corsi frequentati da un migliaio di studenti.
«Il nuovo istituto tecnico, con articolazione meccanica e meccatronica, integra competenze scientifiche e tecnologiche dell'ambito meccanico e dell'automazione, prepara diplomati tecnici in grado di progettare e costruire sistemi meccanici ed elettromeccanici complessi e di intervenire nel controllo e nella gestione di impianti produttivi industriali – spiega il preside Spadaro –. Questo profilo professionale appare in grado di soddisfare le esigenze sempre più complesse delle aziende che, pur nella crisi attuale, continuano a richiedere personale tecnico adeguatamente formato».
Il «Betty Ambiveri» attende studenti e genitori all'open day previsto per sabato 19 gennaio (14,30 e 16,30): verranno illustrate le caratteristiche del nuovo percorso di studi e di tutti gli altri già presenti.

Remo Traina -L'ECO DI BERGAMO,Domenica 30 Dicembre 2012

ELEZIONI.

Il cittadino chiede chiarezza


Nicola Di Stefano - L'ECO DI BERGAMO,Sabato 29 Dicembre 2012

La politica è una faccenda complicata, si sa. Siamo a poche settimane dalle elezioni politiche, questa volta particolarmente delicate e dall'esito per nulla scontato. Dopo un breve intermezzo tecnico, il governo tornerà ad essere ufficialmente politico. Il giudizio sull'operato dei tecnici non mette tutti d'accordo: chi elogia le scelte e la condotta del governo Monti, chi giudica inutili o addirittura dannose le politiche adottate in questi mesi.
A questo punto dobbiamo chiedere alla politica una sola cosa: chiarezza. Cioè giocare a carte scoperte. Basta slogan, basta messaggi in codice, basta parole che rimbalzano sulla bocca di tutti senza che nessuno abbia chiaro, ma veramente chiaro, il loro significato. Primo: chiarezza nei contenuti. Vorremmo, ad esempio, che non fosse possibile sostenere che lo «spread è un indice di cui non si deve tenere conto» e, allo stesso tempo, che «lo spread misura la salute economica di un Paese». Vorremmo che una delle due affermazioni fosse vera, l'altra falsa. Bearsi della complessità dell'economia come alibi per giustificare i fallimenti delle scelte (imprevedibili prima, sempre previsti dopo) è un atteggiamento discutibile. Se è pura opinione, lasciamola fuori dalle aule parlamentari.
In questi giorni, economisti affermati ripetono che la crisi si affronta solo riducendo le imposte ai cittadini e favorendo la ripresa. Economisti altrettanto affermati sostengono che prima bisogna portare fieno in cascina, tassando direttamente o indirettamente, poi si può pensare alla crescita, altrimenti lo Stato va a Patrasso. Se sono due strategie opposte, come pare evidente, non possono essere valide entrambe. Non c'è alternativa. Perciò, prima di infarcirci di spread, tassi d'interesse, costo del denaro, costo del lavoro, ammortizzatori sociali, pareggio di bilancio, Pil e riduzione del debito sovrano ci spieghino cosa significhino tutti questi paroloni, come sono connessi tra loro e come sono connessi con la vita reale. Ma ce lo spieghino bene, se non vogliono che l'astensione salga al 50%.
Secondo: chiarezza nel quadro politico. È piuttosto strano che, a circa due mesi dalle elezioni, non si sappia dove si collocheranno le figure di riferimento. Sappiamo troppo poco. Il sospetto, fondato, è che siamo noi a sapere troppo poco e che, nel Palazzo, ai pochi iniziati, tecnici e non, le cose siano molto più chiare. La classe dirigente, ancora una volta, starebbe sistemando le cose dietro le quinte, tessendo le fila della futura trama politica, sicuramente in buona fede, ma senza coinvolgere direttamente i cittadini. Il problema è che, in questo modo, i cittadini avvertirebbero un ulteriore scollamento tra gli oligarchi, da una parte, che gestiscono il potere, e il mondo civile, dall'altra, ridotto ad un elettorato letteralmente passivo.

venerdì 28 dicembre 2012

VILLA D'ADDA

Tre giorni a pregare.
Quelli che la festa non vuol dire sballo




Villa d'Adda

Tre giornate fra preghiera e riflessione, senza negarsi l'esplosione di gioia per il nuovo anno. Si rinnova a Villa d'Adda la proposta di «Capodanno alternativo» della Comunità Shalom, che raduna centinaia di giovani provenienti da ogni parte d'Italia. Quest'anno l'invito esplicito è a «Vivere e non autoconsumarsi», ponendo cioè consapevolezza del proprio essere, all'insegna di un impegno convinto ed efficace del proprio tempo.
«L'iniziativa – spiegano gli organizzatori – è stata ideata da suor Rosalina, animatrice di Shalom, per offrire l'opportunità ai ragazzi della comunità di condividere giornate di festa con altri giovani, ma anche con i propri fratelli o parenti. Ogni anno questa esperienza coinvolge spiritualmente ed emotivamente sempre più giovani ed è occasione di riscoperta e rinascita alla fede».
L'invito che viaggia attraverso il tamtam mediatico dei social network (è aperta una pagina su Facebook) chiede a chi vuole mettersi in gioco di «vivere e non sopravvivere» per «essere qualcuno e non qualcosa». A guidare gli incontri saranno presenti don Pierluigi Cameroni, don Marco Busca, don Patrizio Rota Scalabrini e don Massimo Mattioli, don Gigi Gaia, don Samuele e suor Rosalina. Il programma prevede l'accoglienza dei partecipanti a partire dalle 15 di domenica. Alle 18,30 don Massimo celebrerà la Messa, nel corso della quale la riflessione sarà legata al tema del tempo e alla sua accezione non necessariamente fisica o biologica. Lunedì 31 dicembre don Gigi Gaia terrà alle 10,30 un incontro di catechesi seguito da gruppi di lavoro. Nel pomeriggio, alle 16,30, la catechesi di don Samuele, la cena e la Messa delle 23,30 con don Patrizio Rota Scalabrini. Al termine il saluto al nuovo anno con fuochi, falò, balli e cioccolata finale. Il giorno di Capodanno alle 12,30 la recita comunitaria dell'ora media e la Messa conclusiva alle 16,30 con don Marco Brusca. Per informazioni e iscrizioni 030.7301741, www.comunitashalom.it.

L'ECO DI BERGAMO, Venerdì 28 Dicembre 2012

SOLZA



LA POLEMICA
Con una lettera durissima il noto gruppo di cittadini solzesi denuncia "cattiva amministrazione e 
censura di informazione sul giornalino comunale".
 Fulmine a ciel sereno sulla candidata alle parlamentarie Pd.














 Bufera sul sindaco Rocca;
i “Compagni di merende”:
                                                   “Pensi a Solza o si dimetta”



Un durissimo j'accuse circola in questi giorni per le vie di Solza. A firmarlo è un gruppo di cittadini solzesi noto come “i compagni di merende” cui fanno capo Stefano Magni e Alessandro Pozzi. In una lettera originariamente scritta per essere pubblicata sul giornalino comunale, ma per motivi sconosciuti mai comparsa sullo stesso, una serie di attacchi all'amministrazione del sindaco Carla Rocca, accusata di voler "pensare alla “poltronazza romana” anziché al paese che amministra". La corsa al Parlamento del sindaco subisce una dura critica proprio da un gruppo di suoi concittadini.
“Rispondiamo all’editoriale scritto dal sindaco sullo scorso giornalino comunale dove si attaccavano i “compagni di merende” (come con disprezzo ci chiama il sindaco) perché a detta sua la critichiamo ingiustamente”. L'incipit della missiva è solo una dolce introduzione. Il resto è un fiorire di critiche. A partire dalle mancate celebrazioni del 25 aprile e del 2 giugno (“vi siete persino dimenticati di appendere le bandiere d’Italia”), passando per la mancata manutenzione della Fontana Foglieni (“sporca e piena di cartacce e mucillaggine per giorni”), dall'annullamento di due importanti manifestazioni come il mercato agricolo a chilometro zero e IsolaFolk, a spiacevoli episodi avvenuti in paese (“dov’è quando ci sono i furti nelle abitazioni o alla piazzola ecologica?Dov’era quando a Solza c’è stata una sparatoria? Dove era quando c’è stato un accoltellamento ed una rissa con due feriti? Ma soprattutto perché di questi fatti gravissimi non è stata data la minima informazione e spiegazione ai cittadini?) all'Imu, la cui aliquota solzese è record nella zona.
Per finire coi due attacchi più significativi: la questione speed-check e la gestione del Castello. “Avete messo gli speed check spacciandoli per un progetto di sicurezza stradale ma che in realtà dovevano servire per far fare cassa al comune con le multe. Peccato che poi avete scoperto (ma avreste dovuto saperlo o informarvi prima) che erano non omologati e non potevano dare le multe se non c’erano i vigili. Allora avete cambiato subito versione dei fatti e avete detto che sono solo dei deterrenti. Adesso poi clamoroso: tre speed check sono magicamente scomparsi dopo che avete capito che addirittura erano illegali! Per mesi avete pagato e state ancora pagando fior di soldi dei cittadini solzesi per dei bidoni inutili ed illegali?”. Sul Castello Colleoni viene aspramente criticato l'affidamento della gestione di un monumento storico di patrimonio pubblico ad un gestore privato: “Il castello di Solza, il simbolo di Solza dato a dei privati che lo aprono quando vogliono loro”.
In chiusura di lettera, l'invito al sindaco a impegnarsi di più per la propria comunità, anziché pensare al Parlamento. “Davvero sindaco è convinta che vada tutto bene? Si faccia un po’ di esame di coscienza prima di sparare attacchi sugli altri, e invece di perdere tempo su Facebook si preoccupi un po’ più del paese oppure ci faccia la cortesia di dimettersi”.
Gianluca Mercuri - BERGAMONEWS


ORATORIO DI VILLA D'ADDA

INCONTRO CON I VOLONTARI


Mercoledì 26,di pomeriggio presso la sala camino dell’oratorio, don Diego ha incontrato tutti i gruppi che collaborano con l’oratorio e la  parrocchia.
La partecipazione è stata numerosa.
Dopo avere elencato tutti i gruppi che collaborano ed evidenziato l’importanza del loro lavoro,il Parroco ha ringraziato tutti per la loro generosità.
Al termine dell'incontro è stato offerto un rinfresco a base di panettone.
Inoltre ai partecipanti sono state donate delle confezioni di torrone accompagnate dagli auguri scritti di proprio pugno da don Diego.

AUTOMOBILISTI:BRUTTE NOTIZIE.


27/12/2012 - LA STAMPA

Da gennaio multe stradali più salate
Rivolta in Rete: accanimento assurdo

Scatta l’adeguamento all’indice
dei prezzi Istat: stangata del 6%.
Le associazioni dei consumatori:
«I tempi di crisi è insensato, intervenga subito il governo»
ENRICO CAPORALE (AGB)
Brutte notizie per gli automobilisti. Dal 1° gennaio 2013 le sanzioni per le infrazioni al Codice della Strada, in conformità all’art. 195, subiranno rincari di quasi il 6%, un automatico adeguamento al Foi (indice nazionale Istat dei prezzi al consumo per famiglie e impiegati). Si tratta del decimo aumento dal 1995: basti ricordare che un automobilista multato per divieto di sosta pagava 50 mila lire nel 1993 mentre oggi la cifra è salita del 51% (39 euro). L’uso del cellulare senza auricolare alla guida? Da 50 mila lire ai 152 euro attuali. 

Pubblicato il 13 dicembre, il Foi è cresciuto del 5,7 per cento. Dunque, in soldoni, il divieto di sostapasserà da 39 a 41 euro. Il mancato uso delle cinture di sicurezza da 76 a 80 euro. La multa perchi telefona mentre guida da 152 a 161 euro. Attraversare un incrocio col semaforo rosso costerà da 154 a 163 euro. Attenzione a non spingere troppo sull’acceleratore dopo Capodanno: una sanzione per autovelox ordinario (tra 10 e 40 chilometri orari sopra il limite) passerà da 159 a 168 euro, che in orario notturno salirà da 212 a 224 euro. 

I rincari, ovviamente, non sono passati inosservati. «I comportamenti scorretti vanno sanzionati, noi siamo a favore delle multe – ha precisato Carlo Rienzi (Codacons) -, ma non si può dare addosso ai cittadini in modo così ossessivo». Critica anche la Polstrada che si è appellata direttamente a Monti: «Il premier blocchi subito i rincari, in tempi di crisi sono insensati». A fargli eco Gianprimo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor: «Sterilizzare subito gli aumenti con un provvedimento politico. Abbiamo le imposte sui carburanti più pesanti d’Europa. Il settore dell’auto è stremato. Il crollo delle vendite ha portato il nostro mercato al livello di 33 anni fa». Duro anche il commento di Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Aci. «Nell’ultimo anno c’è stato un calo vertiginoso dell’uso dell’auto. Insistere con questi aumenti è un assurdo accanimento. Fermateli».  

Gli italiani alla guida, però, non sono certo disciplinati. Dal sito dell’Asaps (Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale) risulta che il Belpaese è primo nella classifica europea delle infrazioni: +1.512 per cento in 10 anni. Un verbale ogni 10 secondi a Milano, ogni 12 secondi a Roma. E «solo due italiani su dieci pagano senza contestare - dice Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it -, gli altri ricorrono al Prefetto».  
Che dire, da gennaio gli automobilisti dovranno fare più attenzione. Unica consolazione: tra le modifiche al Codice discusse in Parlamento (oltre alla notifica tramite posta elettronica certificata) c’è lo sconto del 20 per cento per chi paga entro cinque giorni.



giovedì 27 dicembre 2012

ORATORIO DI VILLA D'ADDA.



SABATO 29 DICEMBRE ALLE 21 e DOMENICA 30 ALLE 15

Proiezione film: "HOTEL TRANSYLVANIA"

Presso il cineteatro dell'oratorio.
SABATO 29 DICEMBRE ALLE 21 e DOMENICA 30 ALLE 15
Proiezione film: "HOTEL TRANSYLVANIA" 
Presso il cineteatro dell'oratorio.

MONTI SALE...IN POLITICA.

Il Professore spariglia e riapre i giochi.
L'ECO DI BERGAMO,Giovedì 27 Dicembre 2012

Con un tweet Mario Monti ha confermato l'altro ieri a tarda sera quello che avevamo già capito, e cioè che egli è pronto a impegnarsi direttamente nella campagna elettorale o, come dice lui, a «salire in politica». Naturalmente un impegno di questo genere provoca la reazione risentita degli altri candidati premier, Berlusconi e Bersani, che temono entrambi la concorrenza «al centro» del Professore. Ma questo centro, che sarà poi la base politica ed elettorale di Monti, come si sta organizzando per sostenere il suo leader?
C'è innanzitutto la questione delle liste da decidere in fretta, visto che il tempo stringe. Prima questione, una lista o più liste? Si tratta di valutare sia la convenienza dei soggetti che concorrono a costruire il polo «montiano», sia cosa davvero è più utile per la coalizione considerando la legge elettorale che è ancora il Porcellum.
È soprattutto Casini che deve decidere cosa vuol fare della sua Udc: una lista «per Monti» ma propria, fatta in casa, da affiancare a quella di Montezemolo, oppure no? Casini tiene molto al suo partito – uno dei tanti partiti «personali» della seconda Repubblica –, ma ha anche detto che si mette a disposizione del presidente del Consiglio. Il quale vuole dire i suoi sì e i suoi no sui singoli nomi prima di dare il proprio gradimento, e questo potrebbe mettere in un certo imbarazzo Casini, che ha i suoi vincoli di partito da rispettare e i suoi «portatori di voti» da tutelare. In ogni caso i capi del centro dovrebbero vedersi ancora una volta oggi prima che Montezemolo parta per le vacanze di fine anno, e decidere il da farsi.
Ormai il dado è tratto e il buon successo della lista e della candidatura di Monti è legato alla concordia che i vari capi e capetti sapranno raggiungere, e non sarà un affare semplice. «Verso la Terza Repubblica» e «Italia Futura», le creature di Montezemolo che contano sull'appoggio organizzativo delle Acli, della Cisl e di vari altri movimenti, stanno da tempo raccogliendo le firme per le liste, e la macchina è in movimento da settimane. L'incognita per tutti riguardava proprio Monti, ma ormai il quadro è più chiaro.
Ieri Roberto Calderoli, che è uno che se ne intende, individuava così le conseguenze dell'impegno del Professore bocconiano: primo, impossibilità di raggiungere al Senato una qualunque maggioranza; secondo, la candidatura di Monti potrebbe danneggiare soprattutto l'asse Bersani-Vendola; terzo, di conseguenza la differenza alla Camera tra centrodestra e progressisti potrebbe addirittura scendere a tre punti; quarto, in ogni caso Monti dovrebbe arrivare quarto o quinto su cinque candidati. Se Calderoli ha ragione, tutto porta a pensare che Monti e Bersani dovranno allearsi per mettere nell'angolo Berlusconi e Grillo.
Eppure il clima tra i due schieramenti si sta velocemente deteriorando, basta ascoltare ciò che vanno dicendo di Monti non solo Vendola ma anche esponenti bersaniani come Fassina: come potranno governare insieme? È pur vero che Franceschini ieri sera ammetteva: con i montiani saremo avversari, ma nell'emergenza potremmo anche allearci. Anche lui sa che l'emergenza potrebbe essere l'ingovernabilità politica e numerica generata dalle elezioni di febbraio.

Andrea Ferrari

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 «Scelte importanti secondo una gerarchia di valori»

CITTÀ DEL VATICANO
Monti «sale» in politica, e la Chiesa non gli fa mancare segnali di sostegno. Persino Benedetto XVI, negli auguri natalizi all'Italia dopo il messaggio Urbi et Orbi, ha pronunciato una neanche tanto nascosta sollecitazione politica.
Per la nazione italiana, interessata dalla complessa fase di transizione verso l'appuntamento elettorale, Ratzinger ha infatti auspicato più «spirito di collaborazione per il bene comune», capacità di «riflettere sulla gerarchia di valori con cui attuare le scelte più importanti» – quindi anche quelle elettorali e politiche –, una più viva «volontà di essere solidali».
Musica per le orecchie di un uomo come il premier uscente e per i sostenitori della sua «agenda». E anche, da parte del Papa, se non un vero e proprio «endorsement», qualcosa che gli somiglia molto, considerato il noto apprezzamento che si nutre Oltretevere per il Professore.
D'altra parte Benedetto XVI, che con Monti aveva avuto domenica scorsa un colloquio telefonico «particolarmente cordiale» per lo scambio degli auguri, ha scelto un'occasione solenne come gli auguri dalla Loggia centrale della Basilica vaticana, dopo gli appelli di pace del messaggio «alla città e al mondo», per esprimere il suo auspicio sulla «collaborazione» e sui «valori» che devono essere di riferimento per gli italiani nell'avvicinarsi al voto. Ma quella del Papa è solo l'ultima e la più in alto grado delle prese di posizione di questi giorni dal mondo della Chiesa in favore di una prosecuzione dell'esperienza Monti.
Già nella Messa per i parlamentari del 18 dicembre scorso, il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, aveva tuonato contro gli «avventurismi» e contro le «logiche di parte». Per dire poi, tre giorni fa, al Gr Rai, che «Mario Monti ha presentato un modo, una strada, che mi pare sia offerta alla riflessione seria e onesta di tutti, indistintamente, creando, secondo le scelte di ciascuno, un consenso, una posizione».
In sintonia con i giudizi espressi dalla Cei, anche quelli provenienti dalla Santa Sede, dopo l'altrettanto convergente no al ritorno di Berlusconi. Dopo le dimissioni di Monti, «L'Osservatore Romano» ha elogiato lo «stile consolidato di sobrietà e responsabilità del senatore a vita».
Lo stesso cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, in un'intervista al Tg1 ha avvertito che è in politica che «non basta parlare, non basta fare promesse, non basta nemmeno proferire denunce sulle stridenti ingiustizie se invece non c'è una presa di coscienza più viva sulle proprie responsabilità e se non c'è accanto a questa responsabilità la volontà di fare e di fare il bene comune». Un autentico proclama, quello di Bertone, contro ogni nostalgia populista.

Fausto Gasparroni

lunedì 24 dicembre 2012

VILLA D'ADDA.

PER I GIOVANI L'ORATORIO ORGANIZZA ....


SOLZA.

LA SINDACHESSA ROCCA SI CANDIDA ALLE PRIMARIE DEL PD.


RICEVIAMO DA P. Manzoni:

"Come forse già saprete, il sindaco Carla Rocca si è candidata alle primarie parlamentari del PD che si svolgeranno sabato 29 dicembre.
In allegato  mando il comunicato stampa e un volantino di presentazione."



2 allegati — Scarica tutti gli allegati  
com stampa Rocca.doccom stampa Rocca.doc
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carla rocca primarie.pdfcarla rocca primarie.pdf
466K   Visualizza   Scarica  
......................................................................
Qualcuno a Villa d'Adda pensava che il "grande balzo" l'avrebbe tentato il vicesindaco,nonchè consigliere provinciale,Carissimi.
Ma lui,molto probabilmente, ha ceduto cavallerescamente il passo ad una signora....
Qualche malalingua già sussurra che ci è andata male;così ce lo ritroveremo,dicono,ancora ri-ri-ri-candidato per secoli!
Pazienza: lo rimanderemo a casa noi!






























                                                                  

                

VILLA D'ADDA

GLI AUGURI DELLA COOPERATIVA "CHOPIN".

Auguri!

on 
Eccoci arrivati a Natale, per Chopin è il secondo.
Alla fine di un altro anno intenso e ricco di tanti doni, ci piace immaginare di ritrovarci la mattina di Natale, tutti assieme con i nostri lavoratori speciali e con voi, carissimi amici, a scartare tutti i regali arrivati in questo 2012.
Primo regalo: i nostri lavoratori
Sono aumentati non solo numericamente ma anche per quanto riguarda la loro abilità, l’entusiasmo, la voglia di lavorare… e vederli soddisfatti, gratificati nel sentirsi utili e protagonisti in un ruolo che hanno dovuto conquistare basterebbe da solo come dono grandissimo.
Secondo regalo: la serra
Attesa per più di un anno, finalmente a giugno è stata completata! Non possiamo dimenticare il grande aiuto che ci è stato dato da un gruppo di volontari nel realizzarla: questo ci ha permesso di ridurre enormemente i costi. Grazie per la vostra generosità e competenza!
Nei primi giorni di settembre abbiamo iniziato a riempirla con 300 crisantemi da curare e, da subito, è stata accolta con grande entusiasmo dai nostri lavoratori speciali. Un  grande spazio in cui poter muoversi e lavorare, le piccole piantine da bagnare, concimare, far crescere… e la grande soddisfazione – e perché no? – un pizzico di orgoglio nel vederli tutti belli fioriti verso fine ottobre… uno spettacolo!
Terzo regalo: un nuovo negozio a Brembate
Replicare il modulo Chopin in un’altra zona era uno dei nostri sogni iniziali.
Che avvenisse così tanto presto però… nessuno se lo sarebbe aspettato. Questo, oltre a farci enormemente piacere, ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta e ci incoraggia a proseguire e a migliorare. Un altro negozio e una futura serra significano posti di lavoro per altri lavoratori speciali. Questo è un altro grandissimo dono.
Quarto regalo: i volontari di Brembate e di Villa d’Adda
Un gruppo di persone a cui saremo sempre grati. Non solo per il tempo che generosamente dedicano ogni settimana a Chopin, ma soprattutto per il modo in cui si dedicano. Hanno capito molto bene il significato e l’importanza del Progetto Chopin, cosa significa fare il bene per i nostri lavoratori speciali. Grazie di cuore a tutti!
Quinto regalo, ma non certamente ultimo per importanza: gli educatori, l’esperta fiorista e i referenti scientifici
Tutti i regali elencati prima di questo non si sarebbero realizzati senza l’opera quotidiana e concreta delle persone che collaborano con noi. Ognuno di loro, esperto nel proprio campo, condivide e realizza ogni giorno il Progetto Chopin, visibilmente, nei due negozi. I referenti scientifici supportano gli educatori nei percorsi abilitativi per i nostri lavoratori speciali; l’arrivo a metà anno di un’esperta fiorista ha contribuito a migliorarci nella proposta commerciale dei prodotti floreali.
Che altro dire? Ora è Natale… In silenzio, gustiamo davvero quanto abbiamo ricevuto, con grande gratitudine.
A tutti il nostro augurio più caro per un sereno Natale e per un buon nuovo anno.
Carlo Boisio, Umberto Chiari, Gianpietro Colleoni, Sabina Greco,
Bruno Patrian, Antonio Posa, Giusi Spreafico


GLI AUGURI DEL NOSTRO VESCOVO.

«Bergamaschi, non sia un Natale rassegnato»

«Dobbiamo tornare
a vedere i volti
delle persone»

«Nel mio cuore c'è chi ha perso il lavoro. Nella grotta viviamo
la meraviglia di un Dio che sta tutto dalla parte degli uomini»


Piazza Vecchia è deserta di primo mattino. La neve scricchiola sotto le scarpe, pinnacoli di fumo, lampi da Bruegel il Vecchio. Piazza Vecchia è deserta ma popolata di volti, anonimi e noti: Maddalena e Luca (studenti), Francesco Nullo, Torquato Tasso, totem per Bergamo Capitale della cultura. C'è anche Giacomo Manzù col cappello di paglia. Persone e fantasmi al centro di una sfida. Una squadra. Dopo gli anni dell'individualismo e dell'uomo solo al comando è il segnale di qualcosa che cambia. «Bene, è un processo positivo che va nella direzione del valore irriducibile di ogni persona. L'uomo non è mai il mezzo, è il fine». Quegli uomini e quelle donne che rappresentano il passato e il futuro della città, il loro stare insieme per un nobile obiettivo dentro la piazza eterna, sono una metafora cara al vescovo Francesco Beschi.
La crisi sta incrinando l'individualismo di stile americano, alla John Wayne, per rilanciare il valore della comunità. Ne coglie i segnali?
«L'individualismo è stato un processo di reazione profonda a quei fenomeni di spersonalizzazione dell'uomo che hanno caratterizzato il nostro passato, anche in forme molto drammatiche nel Novecento. La razza, la classe. La centralità della persona è una conquista relativamente nuova, ma negli ultimi vent'anni si è andati oltre. Paradossalmente si è arrivati a valorizzare relazioni strumentali dal consumo immediato per la realizzazione di "me stesso". Ed ecco l'individualismo esasperato. Credo che la stagione di crisi sia il frutto dell'estremizzazione di questa visione».
Il percorso per uscirne sembra individuabile. La paura porta le persone ad aggregarsi, ma la paura è un cattivo collante.
«È necessario tornare al valore di un legame che non diminuisca la libertà dell'uomo, ma la restituisca al suo significato più profondo. Il problema è che stiamo ancora vivendo dentro l'orizzonte individualista descritto sopra. Abbiamo bisogno di solidarietà vera. Non solo quella istituzionale che proviene da tanti soggetti e dalla comunità cristiana. Abbiamo bisogno di rompere i gusci nei quali ci siamo rinchiusi e finalmente tornare a vedere i volti delle persone».
Dopo anni di benessere, l'attitudine al sacrificio è diminuita. E il «rimboccarsi le maniche» sembra una frase fuori dal tempo. Mio nonno lavorava in fabbrica alla Falck e alla fine del turno in fonderia faceva sette chilometri in bicicletta per occuparsi della vigna e delle galline. Diceva: è quello che voi chiamate hobby.
«Mio nonno ferroviere si "rilassava" facendo il contadino e mio nonno contadino facendo il falegname. Rispetto a quei tempi è cambiata l'aria che respiriamo, e non solo perché è più inquinata. L'insieme della vita si è arricchito non solo di beni, ma è aumentata la complessità del vivere. Ora dobbiamo fare i conti con maggiori fragilità, maggiori solitudini che non appaiono, ma nelle quali molte persone si ritrovano. Oggi non è possibile semplificare la complessità del vivere con operazioni magiche. Dobbiamo farlo con relazioni consolidate e significative dentro le quali la persona possa abitare e anche riposare».
Si parla molto di giovani senza rendersi conto che il loro futuro coincide col futuro della nostra società. Saremo capaci di coinvolgerli e di farci trainare da loro o finiranno per fare i maggiordomi agli ingegneri indiani?
«Anche qui a Bergamo, ai nostri ragazzi dobbiamo dire più spesso che gli vogliamo bene e che siamo disposti a sacrificare noi stessi per loro. Per loro dobbiamo essere pronti a fare dei passi indietro, a lasciare loro spazi, a creare condizioni perché possano occuparli, superando le legittime paure. Dobbiamo avere reale fiducia in loro, nonostante i loro sbagli. Non è semplice, perché in questi anni abbiamo pensato a noi stessi. E ai nostri figli ci siamo limitati a fare dei regali».
Bergamo, Città Alta, la sua vita da pastore. Le ho sentito dire: «Quando oltrepasso l'Oglio tornando da Brescia mi sento a casa». Si possono amare due città diverse?
«Sono profondamente legato alla città in cui sono nato e cresciuto. Poi ho imparato a conoscere e a volere bene al territorio vastissimo che è la provincia di Brescia. Se la parola non fosse eccessiva, mi sono sentito incarnato in quella terra. Mi sono sempre ritenuto un provinciale legato a quegli orizzonti, mai mi sarei immaginato di partire. Mi piace viaggiare, ma mi piace tornare a casa. Poi un giorno sono partito per una chiamata. Ho fatto pochissima strada, ma proprio non conoscevo Bergamo; com'è vero che non si conoscono i vicini di casa. Sono rimasto sorpreso e assolutamente coinvolto da un'accoglienza che è difficile descrivere. Cordialità, stima, vicinanza, fiducia, riconoscimento per un servizio. Sono stato messo nella condizione migliore che si potesse immaginare per conoscere questa comunità. Ora colgo l'essenza di un legame enorme e quando varco l'Oglio mi sento a casa».
Monsignor Beschi, lei ha affascinato i bergamaschi con la presenza e con la parola, valori in ribasso nel mondo multimediale.
«La diocesi crede nella multimedialità, abbiamo inaugurato un sito web di ultima generazione. Ma l'ufficio prevede l'esercizio della parola. Mi ci ritrovo, anche perché se sbaglio una parola posso rimediare. Mi sono diplomato al Conservatorio con due Capricci di Paganini, una scalata impervia per un amante del violino. La musica è più crudele della parola: una nota sbagliata è sbagliata per sempre».
Lombardia, molto più di una regione geografica. È la patria di un cattolicesimo speciale, austero e pregno di valori, dal Manzoni al cardinal Martini. Eppure sotto il cielo di Lombardia la politica ha abbassato la guardia, gli scandali avvelenano i pozzi. Felicità è il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me, diceva Kant. Ci siamo persi qualche puntata?
«Il cattolicesimo lombardo ha una storia che arriva da molto lontano e un'originalità rispetto al cattolicesimo italiano ed europeo. Qui la fede è generata da valori capaci di dare forma a realtà concrete: la considerazione delle persone, l'importanza della famiglia, la capacità di assumersi responsabilità in prima persona, imprese di solidarietà alte, imprese economiche evolute. Tutto alimentato da un humus che ha nella visione cristiana l'elemento fondamentale. Detto questo, è mio dovere distinguere le vicende personali da alcuni fenomeni profondamente preoccupanti che hanno segnato la vita pubblica, i cui riflessi avvertiamo anche a Bergamo. Molto importante è discernere le responsabilità personali, differenziandole da autentiche derive che il potere politico – ma non solo – ha assecondato, cavalcato, giustificato».
Ora siamo alla resa dei conti e il cittadino ha dato il responso più definitivo. Condanna.
«Il potere che alimenta se stesso inevitabilmente determina le condizioni della sua fine. Così è avvenuto sempre nella storia, accadde così anche alla Democrazia cristiana. Ma tengo a sottolineare che noi abbiamo il dovere di salvaguardare la persona nella sua integrità, nella sua possibilità di riscatto. Anche se i suoi errori non devono essere giustificati, né diventare pretesto per giustificare altri errori».
La parola dell'anno è crisi. Come si percepisce in Bolivia, dove la diocesi ha festeggiato 50 anni di missione e dove i parametri della vita sono molto diversi che da noi?
«I fili che legano Bergamo alla Bolivia sono numerosi e consistenti. È importante la presenza di tanti boliviani in città, in provincia e nelle nostre parrocchie. Della Bolivia parliamo molto noi, ma nel mondo se ne parla molto meno. La Chiesa di Bergamo ama la Bolivia, che purtroppo è fra i Paesi più poveri dell'America del Sud. Una povertà di mezzi, ma una grande ricchezza nell'umanità, nella capacità di guardare l'orizzonte da altitudini che stordiscono. Sempre con il sorriso».
Il 2013 sarà l'anno di Papa Giovanni. Una riscoperta, il ritorno a casa di un Papa che per primo seppe parlare al cuore della gente comune.
«Papa Giovanni è una figura con una capacità di comunicare impressionante. E cosa comunica? Una speranza più forte di tutte le prove che la Storia ci riserva. Ci comunica la necessità di coltivare il valore della pace e anche una bontà reale, capace di trasformare le cose e non solo di addolcirle. L'icona del Papa buono è efficacissima perché in termini semplici lo rappresenta. A Roma è ogni volta uno stupore vedere attorno alla sua tomba una folla di fedeli, nessun Papa ha un'audience simile. E i padri, davanti alle spoglie, raccontano ai figli chi fosse quell'uomo, figlio di questa terra, capace a distanza di mezzo secolo di colpire un'immaginazione spirituale di cui tanto abbiamo bisogno. Ma non dobbiamo sottovalutare l'icona del Papa del Concilio: lui lo apre, Paolo VI lo chiude. Un dono alla Chiesa e al mondo».
L'invito per Benedetto XVI è partito. In giugno arriva il Papa a Bergamo?
«L'invito e il nostro interessamento sono molto sentiti e rispettosi. Per il 2013 il Papa non ha programmato alcun viaggio, se non quello a Rio de Janeiro per la Giornata mondiale della Gioventù. Ho assicurato il Vaticano che, in qualsiasi momento decidesse di venire, noi saremmo pronti ad accoglierlo».
C'è un tema di attualità che attraversa l'Italia e rischia di rinfocolare l'anticlericalismo: l'Imu sui beni della Chiesa. Come, quando e a quale prezzo?
«Il criterio al quale mi ispiro è semplice: noi dobbiamo esercitare le attività commerciali nel modo più trasparente, sia sotto il profilo legale, sia sotto quello morale. E la Chiesa deve risponderne nel modo in cui ne rispondono gli altri soggetti. Diverso il discorso per la Chiesa presente con attività educative, sociali, caratteristiche del mondo ecclesiale, che non possono essere riportate a questi criteri. Non lo dico nel nome di un privilegio, ma nel nome di quella edificazione di Stato che la Costituzione ha prospettato. La Carta prevede il ruolo per lo Stato, per il mercato e prevede un riconoscimento per corpi intermedi come la famiglia e le libere aggregazioni che non tendono a guadagni e profitti, ma rappresentano il patrimonio più prezioso di una nazione. Negando tutto ciò viene meno il riconoscimento non solo delle opere della Chiesa, ma di quella realtà fatta di associazioni e fondazioni che sono una ricchezza enorme per la vita del Paese».
Bergamo è una città multietnica e multiculturale, dalle tante sfaccettature. E non tutte mostrano il volto della fede. C'è spazio per il dialogo?
«Oggi più di ieri la società bergamasca non si riconosce tutta nella Chiesa. E questa è una ricchezza, che si concretizza proprio nel dialogo fra ispirazioni ed esperienze diverse. Dico che la Chiesa deve porsi al servizio di questo dialogo».
Siamo dentro un Natale meno consumistico, forse più intimo. Monsignore, è possibile che nelle curve più aspre della crisi si possa vedere l'uomo che rinasce?
«Mi auguro che non sia un Natale rassegnato, che i bergamaschi non intendano subire ciò che sta accadendo. La sofferenza di molti - e penso a coloro che hanno perso il lavoro - può sfociare in grandi solitudini. Ma c'è altrettanto spazio per incontri inaspettati. Dio che diventa uomo è il segno sorprendente di questa possibilità di incontro. Credo che sia importante oggi andare alla grotta della nostra intelligenza, del nostro cuore; andare lì dove sono le sorgenti della nostra esistenza, che spesso dimentichiamo perché ci sembra che l'acqua arrivi in automatico. In questa grotta, nel giorno di Natale, viviamo la meraviglia di un Dio che sta tutto dalla parte degli uomini. E in questo c'è la possibilità di ogni ricominciamento».
Uscendo, nell'anticamera dell'appartamento del vescovo, noto su una mensola un cero non ancora acceso. Davanti c'è un libro dal titolo «Amen, paesaggi dello spirito». È aperto su una frase di Ernest Renan: «La storia intera risulta essere incomprensibile senza Gesù Cristo». Nel nostro piccolo, mentre le scarpe scricchiolano di nuovo sulla neve gelata, abbiamo una certezza: anche quella di Bergamo.

Giorgio Gandola - l'ECO DI BERGAMO,Lunedì 24 Dicembre 2012

domenica 23 dicembre 2012

POLITICI CON LE MANI A VENTOSA.

Il senso del pudore dei politici



Ancora scandali regionali: non se ne può più. Si sa che dove c'è maneggio di denaro c'è spesso qualcuno che si ritrova con le mani a ventosa cui restano attaccate banconote. Lavoro ordinario per carabinieri e finanzieri. Addolora, davvero addolora, vedere che restino coinvolti (speriamo a torto) in queste vicende di miseria umana taluni amministratori, peraltro e fino a prova contraria persone per bene e forse perfino capaci, che evidentemente sottovalutano quello sconosciuto passaggio dell'articolo 54 della Costituzione («I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore…»). Onorare il proprio ruolo pubblico non è dunque un optional ma un dovere. Il che significa tenere comportamenti specchiati ed esigere altrettanto dai colleghi di partito.
Uno dei consiglieri regionali ora nella bufera, cattolico, dichiarò a «L'Eco di Bergamo» un paio d'anni fa di non aver nostalgia della Dc, ritenuta in molti casi «timida rispetto ai valori cristiani». Al nostro censore non fa peraltro specie militare in un partito il cui proprietario per cinque volte ha fatto approvare leggi dichiarate incostituzionali per bloccare le inchieste penali a suo carico. Né gli pone problemi sottoscrivere appelli a difesa di «valori irrinunciabili» a fianco di politici dalla fedina penale non proprio immacolata.
Di fronte a tanta disinvoltura si potrebbe anche nutrire qualche legittima nostalgia per la Dc, almeno per quella di 40 – 60 anni fa e soprattutto di quella bergamasca. Nel pieno di una bollente campagna elettorale, una trentina di anni fa, un senatore comunista (e molto stalinista) confidò a chi scrive il suo apprezzamento per gli amministratori bergamaschi: sa, disse quasi sottovoce, noi si fa polemica perché la si deve fare, ma la realtà è che qui da voi abbiamo ben poco da contestare. E di fronte al caso di politici che intascano oltre 12 mila euro al mese (e una buonuscita di 400 mila) e poi si fanno rimborsare scontrini da pochi euro non si può non provare nostalgia per amministratori dc (chi scrive ne è testimone oculare) che quando avevano riunioni affollate e interminabili come con i sindacati, da buon ospiti offrivano qualcosa da bere a tutti pagando di tasca propria e senza sognarsi di compilare note spese.
L'auto blu era rigorosamente riservata agli adempimenti istituzionali, e nemmeno tutti. E d'altro canto era usanza diffusa nelle Giunte comunali il ritrovarsi di quando in quando a tavola per scambiare quattro chiacchiere in santa pace sui problemi amministrativi. A fine pranzo toccava all'assessore al Bilancio pagare il conto e recuperare i soldi, seduta stante, da ciascun commensale. Né spesso sindaci e assessori osavano chiedere rimborsi spese di sorta. Perché? Perché ci si vergognava a farlo, nonostante indennità di carica ridicole, equivalenti a poche decine di euro al mese (sulle quali il partito prelevava la sua quota).
Rispetto ad oggi era forse diverso il senso del pudore. Il danno di immagine recato alle nostre istituzioni è immenso. Ed è questa la vera colpa degli amministratori sotto inchiesta. Probabile che alla fine gli addebiti di natura penale si rivelino infondati: le leggi se le sono fatte ad hoc e se le hanno violate per eccesso di ingordigia oltre che disonesti sarebbero stupidi. No, non è possibile. Ma resta questa onta di privilegi che qualsiasi buon padre di famiglia definirebbe vergognosi, sfruttati fino all'ultima piega. E si capisce perché si spendano soldi nostri per pagare crapule loro: sono ridotti a parlare alla pancia degli elettori perché sono incapaci di scaldare i cuori.
Torna utile meditare la frase di Paolo VI: «L'uomo moderno ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni». Se i testimoni sono questi si capisce perché molta gente si appresti a votare un comico.

 Antonio Belotti - L'ECO DI BERGAMO,Domenica 23 Dicembre 2012